Ripartire dalla bozza Violante

by Tigre di Legno on February 10th, 2010

Finalmente un’iniziativa bipartisan.
Sono lustri che i più autorevoli analisti politici auspicano che le forze di governo e di opposizione lavorino insieme per sanare le dannose imperfezioni del nostro assetto democratico.  Escano gli uomini di stato dalle trincee del basso cinismo da campagna elettorale e si adoperino una buona volta per il bene comune. Lo facciano con lucidità e buon senso, con umiltà e spirito di sacrificio.
Ma soprattutto stabiliscano delle priorità, pensino innanzitutto agli italiani, first things first. In questo senso, la lettera che nei giorni scorsi è stata inviata alla presidenza della FIGC, primi firmatari on. Boffa (Pd) ed on. Alfano (Pdl),  è un segnale senz’altro incoraggiante. Come si può pensare, dico io, a riforme costituzionali et similia senza prima fare i conti con queste benedette sviste arbitrali?


Presidente FIGC
Giancarlo Abete
Presidente Lega Calcio
Maurizio Buretta
Designatore arbitrale
Pierluigi Collina
Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive
Comitato di Analisi per la Sicurezza delle Manifestazioni Sportive
  • Oggetto: Comportamenti arbitrali, a danno della Società Sportiva Calcio Napoli

Quanto accaduto domenica scorsa nel corso del match di campionato tra l’Udinese ed il Napoli rappresenta l’ennesimo episodio di condotta arbitrale sfavorevole ai danni della squadra partenopea.
Le discutibili ed incredibili decisioni – dell’arbitro Damato hanno certamente determinato l’esito sfavorevole dell’incontro per il Napoli che, seppur in inferiorità numerica, ha condotto una buona partita che meritava di vincere. Non è la prima volta che scelte arbitrali dimostratesi poi errate incidono significativamente sull’esito di una gara del Napoli, e non è più possibile assistere impassibili a tali deplorevoli condotte assunte da direttori di gara anche di levatura internazionale. Gli episodi non sono purtroppo isolati: nel corso dell’intero campionato e fino ad oggi ne sono stati registrati numerosi che hanno danneggiato fortemente i risultati sportivi del Napoli.
E’ difficile a questo punto aggrapparsi solo alla casualità visto che le scelte arbitrali, a senso unico, danneggiano sempre la stessa squadra e molti ormai si interrogano sull’esistenza di un atteggiamento di preclusione esistente in alcuni ambienti che governano il calcio nei confronti del Napoli.
Quanto alle conseguenze di tali condotte, poi, oltre al danno di immagine ed alla delusione arrecata alla città di Napoli ed ai suoi tifosi che numerosissimi seguono le sorti della squadra, c’è da registrare il danno economico per la società che ha investito diversi, milioni di euro per allestire una squadra competitiva. L’eventuale piazzamento nelle prime posizioni della classifica – sempre più ostacolato dalle suddette scelte arbitrali permetterebbe infatti al Napoli di accedere ai premi messi a disposizione delle prime squadre europee dalla UEFA.
Infine c’è da considerare che al danno sportivo ed economico causato dalle suddette condotte arbitrali si aggiunge un ulteriore danno per i tifosi napoletani privati del diritto di seguire la propria squadra in trasferta per colpa del comportamento delinquenziale di pochissimi facinorosi che nulla hanno a che vedere con, la ben nota sportività della tifoseria partenopea. Non dovranno essere né i tifosi né la società a pagare le conseguenze di questi gesti scellerati bensì i singoli colpevoli degli episodi che si sono registrati ad Udine.
Chiediamo dunque alla Federazione Italiana Giuoco Calcio, alla Lega Calcio, al designatore arbitrale e ad ogni altro organo competente di assumere decisioni immediate tese a garantire la tutela di una squadra e di una società che rappresentano un patrimonio sportivo, economico e di valori che deve essere salvaguardato e difeso.

I parlamentari

On. Costantino Boffa (Pd)

On. Gioacchino Alfano( Pdl)

On. Luisa Bossa (Pd)
On. Massimo Calearo Ciman (Api – Rutelli)
On. Giuseppina Castiello (Pdl)
On. Bruno Cesario (Api- Rutelli)
On. Luigi Cesaro (Pdl)
On. Pasquale Ciriello (Pd)
On. Marcello Di Caterina (Pdl)
On. Maurizio Iapicca (Pdl)
On. Gaetano Nastri (Pdl)
On. Luigi Nicolais (Pd)
On. Salvatore Piccolo (Pd)
On. Marcello Taglialatela (Pdl)

Per chi, diffidente, non dovesse credere alla concretezza di questa nobile iniziativa, ecco il documento originale.

Buon compleanno Wang Yeu-tzuoo!

by Tigre di Legno on February 8th, 2010

In occasione del venticinquesimo compleanno del noto tennista taiwanese, pubblico un vecchio articolo di Pasolini che ho scovato in rete.
Quella di cui si parla nel pezzo è l’Italia di trentacinque anni fa (quel digiuno di Pannella era uno dei primi, pensate) e da allora molto è certamente cambiato. Cionondimeno ritengo che alcune delle questioni che vengono affrontate non si debbano necessariamente ritenere superate. Diciamolo meglio: leggendo l’articolo mi sono trovato a pensare all’Italia di oggi, a.D. 2010.
Mi piacerebbe sentire la vostra su un paio di cose:
1) La mia impressione è che oggi come allora molta politica si rivolga più volentieri a sezioni di società (da considerare compartimenti stagni d’opinione e di intenzioni di voto) piuttosto che al particolare dell’individuo: al particolare delle sue ambizioni, dei suoi convincimenti, del suo barbaro interesse. Perché mai una simile prassi comunicativa va considerata la più votata al realismo? Io sospetto che questo modo di fare più che realistico sia imperante, semplicemente al potere, attrezzato di megafoni e fiancheggiatori. E’  la società ad essere irrimediabilmente conformista o è la classe politica maggioritaria a servirsi di un’astrazione per conservare lo status quo? Insomma, è più fantasioso pensare a mute di italiani scaldate dalla stessa visione dell’universo o stimare la pervasività e la disponibilità di sermoni di comunione fittizia ripetuti ad oltranza? Di qui altri dubbi:
2) Il referendum: strumento inefficace d’altri tempi o istituto osteggiato, indebolito ed umiliato dalla partitocrazia?
3) Gli scioperi della sete di Pannella creano ancora scandalo?

  • No, perché riguardano questioni di interesse limitato.
  • Sì, infatti ne fa ancora.
  • No, perché sono finti. «Nel senso che beve».

4) E’ sempre da privilegiare, quando si discute di politica, il punto di vista di chi si trova a gestire il potere, indipendentemente dal fatto che tale sguardo abbia “come oggetto le cose e i fatti storici e concreti – e il conseguente giudizio su di essi”?

Apriamo un dibattito sul caso Pannella - Pierpaolo Pasolini, Corriere della Sera del 16/7/1974

Marco Pannella è a più di settanta giorni di digiuno: è giunto allo stremo; i medici cominciano a esser veramente preoccupati e, più ancora, spaventati. D’altra parte non si vede la minima possibilità oggettiva che qualcosa di nuovo intervenga a consentire a Pannella di interrompere questo suo digiuno che può ormai divenire mortale (va aggiunto poi che un’altra quarantina di suoi compagni si sono man mano associati con lui a digiunare).

Nessuno dei rappresentanti del potere parlamentare (quindi sia del governo che dell’opposizione) sembra, neanche minimamente, disposto a “compromettersi” con Pannella e i suoi compagni. La volgarità del realismo politico sembra non poter trovare alcun punto di connessione col candore di Pannella, e quindi la possibilità di esorcizzare e inglobare il suo scandalo. Il disprezzo teologico lo circonda. Da una parte Berlinguer e il Cc del Pci; dall’altra i vecchi potenti democristiani. Quanto al Vaticano, è molto tempo ormai che lì i cattolici si sono dimenticati di essere cristiani.

Tutto ciò non meraviglia, e vedremo il perché. Read the rest of this entry »

Carioca Confessions

by paolo on February 1st, 2010

Ciao Ragazzi !!

da tempo mi riproponevo di postare qualcosa sui miei viaggi nella scatola. E mentre attraversavo Rio de Janeiro in autobus, negli occhi le favelas abbracciate alle montagne, ho capito che é arrivato il momento di farlo.

Per agevolare la lettura ho deciso di dividere il post in 3 sezioni: 1) `turisti per caso´ che include le cose belle da vedere – quel sightseeing un pó cosí – che ci regalano foto da cartolina e le esperienze esotiche delle quali tanto si parla quando si torna a casa. 2) `Kerouac` che parla delle cose che finirebbero su un racconto on the road e 3) `Pulp` che invece narra di eventi dei quali sicuramente non parlerei ai miei genitori ;) Terró questo formato anche nei prossimi post.

Penso che tre (o piú) punti di vista differenti aiutino a mettere a fuoco la realtá delle cose, senza perdere in crudezza o dettaglio.

Turisti per Caso

In quanto ad attrattive turistiche (stricto sensu) Rio de Janeiro é vincente su quasi tutte altre le cittá che ho visto.

Gode, per esempio, di spiagge fantastiche, affacciate a quella frazione di Oceano atlantico che si chiama Baia de Guanabara. La sabbia fine, l´acqua trasparente e i lungomare con le palme le rendono una vera e propria hit. La mia spiaggia preferita é senz´altro Copacabana! é considerata da molti la spiaggia del popolo, perché molto meno chic di Ipanema e Leblon, e frequentata dai ragazzini delle favelas circostanti che qui vengono a giocare a calcio, fare il bagno e scavallare qualche turista. Di fatti é praticamente impossibile non venire scippati almeno una volta. A me é capitato persino che mi rubassero le ciabatte nei 3 minuti di bagno che ho fatto l´altro giorno! A notte inoltrata poi, il lungomare inizia a brulicare di travestiti della peggior risma (v. sez Pulp) e, ahimé, di 45enni Italiani che vanno in cerca di avventura. In realtá questi aspetti danno a Copacabana un aura di fascino e pericolo unica al mondo.

A Rio c´é poi il meglio degli altri classici Brasiliani. Tra i quali i miei preferiti sono le feste ed il calcio. Il quartiere dei locali si chiama Lapa (v. sez. Kerouac). Qui si affollanno giovani di tutti i tipi, riflettendo la tipica mixtura raziale brasileira  – Mulatti scuri, Mulatti chiari,  bianchi, neri, indigeni mulatti, etc. etc. – e la variegata situazione socioeconomica di Rio (v. sez. Kerouac) – poveri (quelli senza maglietta), ricchi, classe media molto poveri (quelli senza maglietta, scarpe e a volte pantaloni)-. Tutti celebrano insieme la musica che si versa nelle strade dai locali dove quartetti afrobrasileri improvvisano Samba e Choro. Le sale da ballo in sé sono geniali. Con il tipico stile da balera romagnola si compongono di un palco, dove suona l´orchestra, e pista da ballo. I musicisti (prevalentemente neri) si divertono da matti, suonando i loro ottoni, e movendosi ai ritmi locali. La musica é generalmente Samba, ma si suona anche una musica che proviene dal Nord Este, cuore Africano del paese che si chiama Forró. Il Forró é una specie di samba veloce e difficilissima da ballare – ma che ottiene il meglio dai ballerini capaci (e il peggio da quelli scarsi). Le origini del Forró sono di una musica introdotta dagli Inglesi per far intrattenere gli schiavi delle piantagioni, e si chiamava in origine `For All` che é stato poi tradotto in Forró. Lo spettacolo dei ballerini é inebriante. Coppie di  ragazzi in camicia e ragazze in gonna corta si lanciano in duetti passionali e sinuosi. Muovoni i piedi con rapiditá impressionante (ma armoniosa) continuando a ridere alla tipica maniera brasiliana. Molti giovani si conoscono cosí, una sera sambando, si baciano e vanno via insieme.

Kerouac

Dato che un tempo lavoravo ancora in banca d´investimento, avevo soldi da spendere, e poche remore a farlo. Adesso che sono disoccupato da quasi quattro mesi le cose stanno cambiando. E come un ex calciatore, guardo quello che rimane del mio conto in banca e vedo con rammarico che se devo viaggiare per altri due mesi in Brasile, devo iniziare a risparmiare. Adesso.

Siccome tra una settima é carnevale i prezzi degli ostelli stanno iniziando a esplodere. Tra poco una notte in un letto sgangherato, in una stanza divisa con altre 8 persone verrá a costare cento Euro a notte!!!! Pazzesco. Quindi mi attivo a cercare un letto attraverso Couchsurfing . Ovviamente non sono il solo ad avere questa idea quindi tutta la gente che contatto online ha giá dato via il proprio letto / divano allo sconosciuto di preferenza. Peró vedo che la sera stessa il gruppo Couchsurfing di Rio ha indetto un incontro settimanale, e decido che vale la pena farci un giro. L´incontro si svolge nello scenico Mercadinho São José. Li conosco una comunitá molto attiva diCouchsurfers composta principalmente da Brasiliani. Voglio conoscere un pó di gente, anche per chiedere se é disposta ad ospitarmi, quando rimango intrappolato in una conversazione sgangherata con un ingegnere di São Paolo che ubriaco fradicio mi racconta dei suoi viaggi in Europa. Maledico la mia sfiga e mi sforzo di trovare una via d´uscita quando mi rendo conto che tutto quello che cercavo potrebbe essere proprio lí, davanti a me. Allora lo interrompo con fare indifferente: ´tu sai mica dove posso stare a dormire, per tre settimane, carnevale incluso nel centro di Rio? `. Gli si accendono gli occhi e capisco che Track, é fatta! letto in camera singola a casa dell´ingegnere a 200 metri dalla spiaggia, nel quartiere Botafogo, Rio d. J. – interamente gratis!!!!

Quella sera stipuliamo i dettagli della nostra futura convivenza, ammazzandoci di Caipirinhas in Lapa. Passeggiamo tra i mendicanti e i venditori di birra e cachorros e mi godo lo scenario. Gente Sambando per strada, giovani che si baciano passionalmente, vecchi saggi un pó alticci che si godono la scena. C´é di tutto. C´é persino una famiglia (di neri ovviamente*) che vive per strada. Hanno con se tutti i loro averi; materassi vestiti, giocattoli dei bambini. Giocano e sono felici. Il mio futuro coinquilino, che é nato e cresciuto Paulista, mi spiega la differenza fondamentale tra Rio e São Paulo: a rio la gente ricca si mescola con la gente povera, a São Paulo no.

Ormai vivo da qualche giorno a Botafogo, e devo dire che la casa non é niente male! Peculiaritá? la casa é collocata esattamente a metá tra un morro (collina) che ospita una favela gigantesca, e un cimitero, in stile gotico… Come a dire che la cosa che separa gli abitanti della Favela dalla morte é la posizione della classe media.

Pulp

C´é chi dice che Rio sia la cittá piú calda del Brasile. Dopo essere stato una settimana a Manaus, nella giungla amazzonica, devo dargli torto. Ma non troppo… Fa un caldo pazzesco. Questo minaccia di compromettere i miei allenmenti per la maratona. Non ci si puó allenare con 35/40 gradi, quindi decido che l´unico modo di uscirne é di uscire per correre alle 5 di mattina per approfittare delle ore piú fresche della giornata.

Quando mi alzo quella mattina, ho in mente i 27 KM da percorrere tra Botafogo e la spiaggia di Copacabana . E ho in mente quanto siano duri. Carambolo fuori dal letto e vado al frigo a bere, per idratarmi per la lunga corsa. Bevo sorsi generosi da una bottiglia che sa di acqua del rubinetto, e  ricordo qualcosa che ho letto su una guida ´non bevete mai acqua del rubinetto´ma non ci faccio troppo caso. Dopotutto ho un sonno pazzesco e stó male al pensiero dell´allenamento incipiente.

Cosí parto di corsa da casa, al polso il mio orologio satellitare GPS, che misura la distanza che percorro e la velocitá a cui vado. Insomma un gioiello. Unica pecca, non é impermeabile. La corsa parte bene, vado sciolto e inizio a sentirmi un Kenyano – sono ispirato! Mi faccio strada tra gli insonni che portano a spasso il cane e formazioni di barboni che dormono sui marciapiedi e penso a quanto é bella Rio. Arrivo a Copacabana, con la sua sfilata di travestiti che animano la scena notturna. Mentre schivo i loro sguardi allupati ed incuriositi vedo due di loro che stanno litigando, e che iniziano a pestarsi selvaggiamente. Hanno il modo di fare delle donne incazzate, ma le mani pesanti e le braccia muscolose di due ragazzi, quindi iniziano a farsi piuttosto male.

Vado avanti, e inizio a sentire un leggero mal di stomaco. Ovviamente stringo i denti e mi convinco a non fare la fighetta. C´é una fantastica aurora che tinge di rosso l´orizzonte del mare. Lontana, qualche nave da crocera spezza l´orizzonte col fragore dei Neon… e Copacabana é idilliaca. Ma il mal di pancia diventa forte e non posso piú ignorarlo… Devo cagare. Dannata acqua del rubinetto. Cerco qualche bar aperto, ma ovviamente alle 6 15 di Domenica mattina trovo solo chioschi e birrai che quindi non rispondono alle mie esigenze. Intanto il mal di pancia sta diventando intrattenibile. Sto´ malissimo. Penso di andare a farla in mare ma l´orologio impermeabile al mio polso me lo impedisce. Non lo posso neanche appoggiare in spiaggia, me lo ruberebbero subito. E mentre faccio tutte queste considerazioni… Mi cago addosso. Ed é una cosa liquida, non di quelle che si ferma nelle mutande, ma di quelle che poi scendono lungo le gambe, fino a farti sembrare un marmocchio che ha corso nel fango…

Fortunatamente vedo, vicino a me, un signore dall´aria onesta (probabilmente é l´unico da queste parti a quest´ora) e, provando a non spaventarlo troppo gli chiedo se `mi puó tenere l´orologio, perché mi sono appena cagato addosso e vorrei lavarmi in mare, per favore`. Con mia somma sorpresa il buonuomo (che si rivela poi un Milanese – W i Milanesi!) accetta la mia peculiare richiesta, e prende cura del mio oroligo mentre mi detergo tra le onde…

Graffiti Romani

by La Blatta on January 29th, 2010

Due sere fa, riflettendo con Brian Sitza sul tema della Giornata della memoria con qualche birra di troppo in corpo, mi sono lasciato andare ad affermazioni discutibili (come al solito) per le quali sono stato prontamente redarguito.
Ieri mattina, riprendendo una cara consuetudine, mi sono recato dall’edicolante più vicino a casablatta per comprare la mia copia giornaliera de “Il Manifesto. Provvidenziale come al solito, la prima pagina presentava un lungo editoriale proprio sul tema della Memoria che ho trovato molto condivisibile. La saggezza dell’autore di certo supera la mia irruenza verbale…

“Sui muri del Museo della Liberazione di via Tasso a Roma, in occasione del 27 gennaio, insieme alla scritta «Olocausto propaganda sionista» più croce celtica è apparsa un’altra scritta anch’essa di ovvia matrice fascista, che dice: «Ho perso la memoria». Allo stesso modo della vicenda recente del furto della scritta «Arbeit macht frei» ad Auschwitz, questa scritta mi pare un esempio da manuale di come cancellazione della memoria ed eccesso di memoria siano la stessa cosa: uno che si ricorda di avere perso la memoria o che si affanna a farne sparire i segni è uno che la memoria se la porta cucita addosso, non riesce a liberarsene, e nel suo darsi da fare per rimuoverla non fa che richiamarla ossessivamente.
Basterebbe questo per poter dire che la giornata della memoria, con tutto il sovrappeso di liturgie e di cerimonialità che gli si è incrostato addosso, è comunque ancora portatrice di senso. Se non altro, serve a dire a fascisti, nazisti e razzisti che non ci dimentichiamo di loro, di quello che hanno fatto, di quello che stanno facendo e di quello che sono capaci di fare. Se noi pensiamo alla memoria solo come a un deposito di fatti appartenenti al passato, allora la giornata della memoria è davvero un cerimoniale ripetitivo e stanco. Ma se riconosciamo la memoria come la rielaborazione incessante del nostro rapporto attuale con il passato e con la storia, come a una faticosa ricerca di senso, allora questa giornata non può essere la stessa da un anno all’altro, ma deve
entrare in relazione con quello che stiamo vivendo, servire da strumento interpretativo per il presente. E allora, – in una città che ha accolto il sindaco con camicie nere e grida di «Duce, Duce», che ha accompagnato con saluti romani l’inizio della campagna elettorale per le regionali della candidata Pdl Polverini, in un anno culminato con la caccia al nero di Rosarno – serve a ricordarci che alla Shoah non si è arrivati tutto d’un colpo. In Italia come in Germania il genocidio è stato l’orizzonte a cui tendevano un’infinità di passi e tappe intermedie – leggi, schedature, esclusioni, manipolazioni e corruzioni del senso comune, silenzi, indifferenze, opportunismi, guerre. La storia non si ripete mai identica e non immagino un ripetersi della catastrofe nelle stesse forme e luoghi di allora; ma i segni quotidiani intorno a noi vanno in direzione di un altro abisso la cui forma non riusciamo a immaginare. Ma che non per questo siamo meno responsabili di fermare finché siamo in tempo.
Perciò dobbiamo ringraziare gli autori di queste scritte perché, in tempi di razzismo anti-immigrati, anti-rom, anti-rumeni e anti-gay, ci ricordano che non si dà razzismo senza antisemitismo e che le forme più arcaiche di questo grado zero, modello e matrice di tutti i razzismi sono vive, vegete e postmoderne. Perché la memoria non serve a pacificare e farci sentire tutti buoni, ma a disturbare le coscienze: le coscienze degli eredi e dei complici dei massacri, che negano memorie che non possono sopportare, ma anche le coscienze di quelli che credono che tutto questo appartenga a un passato che non ci riguarda più, a una «barbarie» che non ha niente a che fare con le moderne radici dell’Europa – un passato sia pure da deprecare ma da chiudere col rituale «mai più» per poi ricominciare a occuparci di altro.
E soprattutto, questa giornata serve a respingere gli inviti interessati di chi, dalla stessa parte di questi graffitari orrendi, ci invita a minimizzare e a tacere. Direi che dobbiamo fare proprio il contrario: bisogna parlare, e parlare chiaro –
tanto alla sinistra esitante, quanto a quella destra che ha cercato una rispettabilità corteggiando la comunità ebraica. Deve farci capire se queste schifezze stanno ancora nel suo ambito e nel suo bacino elettorale, se le tollera o addirittura le va a cercare, o se ha il coraggio di rompere e di rifiutarle non a parole ma con fatti concreti. Come finora non ha fatto.”

Alessandro Portelli